San Domenico di Guzman
Cari fratelli e sorelle,
la settimana scorsa ho presentato la luminosa figura di Francesco d’Assisi,
quest’oggi vorrei parlarvi di un altro santo che, nella stessa epoca, ha dato un
contributo fondamentale al rinnovamento della Chiesa del suo tempo. Si tratta di
san Domenico, il fondatore dell’Ordine dei Predicatori, noti anche come Frati
Domenicani.
Il suo successore nella guida dell’Ordine, il beato Giordano di
Sassonia, offre un ritratto completo di san Domenico nel testo di una famosa
preghiera: “Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua
carità senza confini e il fervore dello spirito veemente ti sei consacrato tutt’intero
col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione
evangelica”. E’ proprio questo tratto fondamentale della testimonianza di
Domenico che viene sottolineato: parlava sempre con Dio e di Dio.
Nella vita dei santi, l’amore per il Signore e per il prossimo, la ricerca della
gloria di Dio e della salvezza delle anime camminano sempre insieme.
Domenico nacque in Spagna, a Caleruega, intorno al 1170. Apparteneva a
una nobile famiglia della Vecchia Castiglia e, sostenuto da uno zio sacerdote,
si formò in una celebre scuola di Palencia. Si distinse subito per l’interesse
nello studio della Sacra Scrittura e per l’amore verso i poveri, al punto da
vendere i libri, che ai suoi tempi costituivano un bene di grande valore, per
soccorrere, con il ricavato, le vittime di una carestia.
Ordinato sacerdote, fu eletto canonico del capitolo della Cattedrale
nella sua diocesi di origine, Osma. Anche se questa nomina poteva rappresentare
per lui qualche motivo di prestigio nella Chiesa e nella società, egli non la
interpretò come un privilegio personale, né come l’inizio di una brillante
carriera ecclesiastica, ma come un servizio da rendere con dedizione e umiltà.
Non è forse una tentazione quella della carriera, del potere, una tentazione da
cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di animazione e di governo
nella Chiesa? Lo ricordavo qualche mese fa, durante la consacrazione di alcuni
Vescovi: “Non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi stessi. Sappiamo come
le cose nella società civile, e, non di rado nella Chiesa, soffrono per il fatto
che molti di coloro ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per
se stessi e non per la comunità” (Omelia. Cappella Papale per l’Ordinazione episcopale di cinque Ecc.mi Presuli, 12 Settembre 2009).
Il Vescovo di Osma, che si chiamava Diego, un vero e zelante pastore, notò ben
presto le qualità spirituali di Domenico, e volle avvalersi della sua
collaborazione. Insieme si recarono nell’Europa del Nord, per compiere missioni
diplomatiche affidate loro dal re di Castiglia. Viaggiando, Domenico si rese
conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l’esistenza di popoli non
ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la
lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia,
dove l’azione di alcuni gruppi eretici creava disturbo e l’allontanamento dalla
verità della fede. L’azione missionaria verso chi non conosce la luce del
Vangelo e l’opera di rievangelizzazione delle comunità cristiane divennero così le mète apostoliche che Domenico si propose di perseguire. Fu
il Papa, presso il quale il Vescovo Diego e Domenico si recarono per chiedere
consiglio, che domandò a quest’ultimo di dedicarsi alla predicazione agli
Albigesi, un gruppo eretico che sosteneva una concezione dualistica della
realtà, cioè con due principi creatori ugualmente potenti, il Bene e il Male.
Questo gruppo, di conseguenza, disprezzava la materia come proveniente dal
principio del male, rifiutando anche il matrimonio, fino a negare l’incarnazione
di Cristo, i sacramenti nei quali il Signore ci “tocca” tramite la materia, e la
risurrezione dei corpi. Gli Albigesi stimavano la vita povera e austera – in
questo senso erano anche esemplari – e criticavano la ricchezza del Clero di
quel tempo. Domenico accettò con entusiasmo questa missione, che realizzò
proprio con l’esempio della sua esistenza povera e austera, con la predicazione
del Vangelo e con dibattiti pubblici. A questa missione di predicare la Buona
Novella egli dedicò il resto della sua vita. I suoi figli avrebbero realizzato anche gli altri sogni di san Domenico:
la missione ad gentes, cioè a coloro che ancora non conoscevano Gesù, e
la missione a coloro che vivevano nelle città, soprattutto quelle universitarie,
dove le nuove tendenze intellettuali erano una sfida per la fede dei colti.
Questo grande santo ci rammenta che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare
un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo
annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione: è
Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e
di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere
come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di
antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia
spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il
Vangelo!
A Domenico di Guzman si associarono poi altri uomini, attratti dalla
stessa aspirazione. In tal modo, progressivamente, dalla prima fondazione di
Tolosa, ebbe origine l’Ordine dei Predicatori. Domenico, infatti, in piena
obbedienza alle direttive dei Papi del suo tempo, Innocenzo III e Onorio III,
adottò l’antica Regola di sant’Agostino, adattandola alle esigenze di vita
apostolica, che portavano lui e i suoi compagni a predicare spostandosi da un
posto all’altro, ma tornando, poi, ai propri conventi, luoghi di studio,
preghiera e vita comunitaria. In particolar modo, Domenico volle dare rilievo a
due valori ritenuti indispensabili per il successo della missione
evangelizzatrice: la vita comunitaria nella povertà e lo studio.
Anzitutto, Domenico e i Frati Predicatori si presentavano come
mendicanti, cioè senza vaste proprietà di terreni da amministrare. Questo
elemento li rendeva più disponibili allo studio e alla predicazione itinerante e
costituiva una testimonianza concreta per la gente. Il governo interno dei
conventi e delle provincie domenicane si strutturò sul sistema di capitoli, che
eleggevano i propri Superiori, confermati poi dai Superiori maggiori;
un’organizzazione, quindi, che stimolava la vita fraterna e la responsabilità di
tutti i membri della comunità, esigendo forti convinzioni personali. La scelta
di questo sistema nasceva proprio dal fatto che i Domenicani, come predicatori
della verità di Dio, dovevano essere coerenti con ciò che annunciavano. La
verità studiata e condivisa nella carità con i fratelli è il fondamento più
profondo della gioia. Il beato Giordano di Sassonia dice di san Domenico: “Egli
accoglieva ogni uomo nel grande seno della carità e, poiché amava tutti, tutti
lo amavano. Si era fatto una legge personale di rallegrarsi con le persone
felici e di piangere con coloro che piangevano” (Libellus de principiis
Ordinis Praedicatorum autore Iordano de Saxonia, ed. H.C. Scheeben, [Monumenta
Historica Sancti Patris Nostri Dominici, Romae, 1935]).
In secondo luogo, Domenico, con un gesto coraggioso, volle che i suoi seguaci
acquisissero una solida formazione teologica, e non esitò a inviarli nelle
Università del tempo, anche se non pochi ecclesiastici guardavano con diffidenza
queste istituzioni culturali. Le Costituzioni dell’Ordine dei Predicatori danno
molta importanza allo studio come preparazione all’apostolato. Domenico volle
che i suoi Frati vi si dedicassero senza risparmio, con diligenza e pietà; uno
studio fondato sull’anima di ogni sapere teologico, cioè sulla Sacra Scrittura,
e rispettoso delle domande poste dalla ragione. Lo sviluppo della cultura impone
a coloro che svolgono il ministero della Parola, ai vari livelli, di essere ben
preparati. Esorto dunque tutti, pastori e laici, a coltivare questa “dimensione
culturale” della fede, affinché la bellezza della verità cristiana possa essere
meglio compresa e la fede possa essere veramente nutrita, rafforzata e anche
difesa. In quest’Anno Sacerdotale, invito i seminaristi e i sacerdoti a stimare
il valore spirituale dello studio. La qualità del ministero sacerdotale dipende
anche dalla generosità con cui ci si applica allo studio delle verità rivelate.
Domenico, che volle fondare un Ordine religioso di predicatori-teologi, ci
rammenta che la teologia ha una dimensione spirituale e pastorale, che
arricchisce l’animo e la vita. I sacerdoti, i consacrati e anche tutti i fedeli
possono trovare una profonda “gioia interiore” nel contemplare la bellezza della
verità che viene da Dio, verità sempre attuale e sempre viva. Il motto dei Frati
Predicatori - contemplata aliis tradere – ci aiuta a scoprire, poi, un
anelito pastorale nello studio contemplativo di tale verità, per l’esigenza di
comunicare agli altri il frutto della propria contemplazione.
Quando Domenico morì nel 1221, a Bologna, la città che lo ha dichiarato patrono,
la sua opera aveva già avuto grande successo. L’Ordine dei Predicatori, con
l’appoggio della Santa Sede, si era diffuso in molti Paesi dell’Europa a
beneficio della Chiesa intera. Domenico fu canonizzato nel 1234, ed è lui stesso
che, con la sua santità, ci indica due mezzi indispensabili affinché l’azione
apostolica sia incisiva. Anzitutto, la devozione mariana, che egli coltivò con
tenerezza e che lasciò come eredità preziosa ai suoi figli spirituali, i quali
nella storia della Chiesa hanno avuto il grande merito di diffondere la
preghiera del santo Rosario, così cara al popolo cristiano e così ricca di
valori evangelici, una vera scuola di fede e di pietà. In secondo luogo,
Domenico, che si prese cura di alcuni monasteri femminili in Francia e a Roma,
credette fino in fondo al valore della preghiera di intercessione per il
successo del lavoro apostolico. Solo in Paradiso comprenderemo quanto la
preghiera delle claustrali accompagni efficacemente l’azione apostolica! A
ciascuna di esse rivolgo il mio pensiero grato e affettuoso.
Cari fratelli e sorelle, la vita di Domenico di Guzman sproni noi tutti ad
essere ferventi nella preghiera, coraggiosi a vivere la fede, profondamente
innamorati di Gesù Cristo. Per sua intercessione, chiediamo a Dio di arricchire
sempre la Chiesa di autentici predicatori del Vangelo.
© Copyright 2010 - Libreria
Editrice Vaticana
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