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Rassegna stampa clu dal 5 ottobre al 19 ottobre 2009

Lo stato sono io


«Il Caimano si prepara per l’ultima spallata», Eugenio Scalfari, la Repubblica, 11.10.09
«L’attacco contro la Corte, contro la Magistratura, contro il Csm, contro il Presidente della Repubblica, è proseguito a mente fredda. Non è più ira, è strategia pensata e messa in atto, la spallata finale che dovrà portare l’Italia istituzionale e costituzionale a cambiare volto radicalmente: da repubblica parlamentare a repubblica autoritaria dove tutti gli organi di garanzia siano cancellati o ridotti ad esanimi fantasmi e dove conti soltanto il plebiscito popolare incitato dagli appelli continui alle pulsioni populiste che covano nella pancia di molti».

«Un’informazione libera e corretta», Ferruccio De Bortoli, Corriere della Sera, 12.10.09
«Un giornale non è un partito. L’informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi, in piena libertà e senza condizionamenti, un’opinione. Non lo è quando amplifica o sottostima una notizia chiedendosi prima se giova o no alla propria parte o al proprio padrone (…). Una buona e corretta informazione, scriveva Luigi Einaudi, che collaborò a queste colonne, fornisce al cittadino gli ingredienti, non avariati, per deliberare, per essere più responsabile e libero. E non un tifoso ancora più assetato del sangue dell’avversario. Noi restiamo fedeli a questo spirito, nel rispetto dei valori costituzionali e nel tracciato storico di una tradizione liberale e democratica. Al Corriere, che ha le sue idee, si rispettano quelle degli altri. Altrove no. Una tregua è oggi necessaria (…). Il clima conflittuale creato nel Paese ha qualcosa di inquietante e dovrebbe indurre tutti a fermarsi un attimo a chiedersi se per abbattere l’avversario sia davvero necessario bruciare l’intero edificio civile, istituzioni comprese, mostrando al mondo uno spettacolo ingiusto e amaro. L’Italia vera, per fortuna, è diversa».

«Gli attacchi al Corriere. Un’altra risposta», Ferruccio De Bortoli, Corriere della Sera, 14.10.09
«Ribadisco che un giornale non è un partito. Ha il compito di informare con correttezza e lealtà. I governi li mandano a casa i cittadini, di cui si rispetta la scelta, anche se non la si condivide. E Scalfari non è titolare dell’unica cattedra morale del Paese».

«Il pifferaio di Velletri: Eugenio Scalfari visto da molto vicino», Giampaolo Pansa, Libero, 14.10.09
«Bisogna essere giusti con Eugenio. La sua grandezza di giornalista e di direttore è sempre stata legata all’interventismo politico. Anzi, al protagonismo in politica. E alla convinzione ferrea di contare ben più di qualsiasi leader di partito. Riassunta così può apparire una presunzione senza fondamento. Invece era una rivoluzione copernicana per il giornalismo italiano. Anche questo ha fatto di “Repubblica” un primario quotidiano (…). Non si fa così, mio grande Eugenio! Se adottassi il tuo stile di oggi, dovrei scrivere che sei il Pifferaio di Velletri. Prova a voltarti e conta quanta gente ti segue. È sempre meno di quella che ha votato per il Cavaliere. E che continuerà a votarlo. Piaccia o no a te. E, modestamente, pure a me».

Commento
In questi giorni si è scatenata una violenta polemica tra quotidiani. Eugenio Scalfari ha accusato Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, di essere asservito alla politica dispotica del governo e di proporre una linea filo berlusconiana dalle colonne del suo giornale. Il giornalismo del fondatore di Repubblica non è informazione, ma indottrinamento. Il suo metodo è semplice e sempre uguale, pur nel variare di contesti e persone: demonizzare l’avversario, mostrarlo come un fascista, l’espressione di un imminente pericolo autoritario, sventolando lo spauracchio del ritorno agli anni più bui della nostra storia. Scalfari è in tal senso la più emblematica incarnazione di ciò che scrive Pansa nel suo ultimo libro, Il Revisionista: «L’antifascismo è l’argomento che la sinistra usa per legittimare o delegittimare, moralmente e politicamente, chiunque le attraversi la strada». Secondo questa logica si arriva presto a delegittimare un governo liberamente eletto dalla maggioranza degli italiani, a non accettare quindi il verdetto popolare, fino a negare i fondamenti della democrazia. Nell’ottica di Scalfari, il popolo italiano risulta per oltre il 50% fatto di imbecilli: se votano Berlusconi significa che non capiscono, sono ignoranti, beceri, criptofascisti, e se non capiscono è perché non lo ascoltano, e a coloro che non lo ascoltano e non lo seguono bisognerebbe senza mezzi termini interdire l’esercizio stesso del voto. Il Nostro è come il Re Sole: “L’état, c’est moi” (“Lo Stato sono io”). Domanda: la politica italiana non potrebbe finalmente emanciparsi dall’influenza di un uomo che, in modo squisitamente autoreferenziale, ha «la convinzione di contare più di qualsiasi leader politico»? Possibile che non vi siano, per la sinistra e non solo, altri modelli oltre quello scalfariano? Non è venuto il momento di esibire almeno lo straccio di un’idea, al di là della logica dell’«anti-»? In questa direzione i giornali possono giocare un ruolo importante: dando la possibilità al lettore di capire meglio ciò che siamo soliti chiamare “i fatti” e di rendersi conto dei pro e dei contro, invitando a un atteggiamento critico, magari ospitando posizioni realmente diverse fra loro... L’alternativa è indottrinare la propria tifoseria, con la miseria ideale e operativa che ne consegue.

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