«“La finanziaria uccide i nostri atenei”, l’allarme del rettore del Politecnico», Teresa Monestiroli, la Repubblica, 4.11.2008
«I tagli previsti dalla Finanziaria faranno “morire i nostri atenei” e renderanno “l’Italia vassalla degli altri paesi”. Sono parole dure quelle scelte dal rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio, per l’inaugurazione del 146° anno accademico. Parole piene di “rabbia e delusione” che prospettano un futuro disastroso per “la ricerca, l’innovazione scientifica e la tecnologia del nostro Paese”, ma soprattutto per i giovani “costretti a fuggire all’estero”. “Siamo sull’orlo del burrone […] potremmo arrivare anche a chiudere il Politecnico”. Un discorso preparato con cura in un clima di protesta che resta però lontana dall’aula, nel cortile dell’università, dove i giovani di sinistra e di CL si sono dati appuntamento con i loro striscioni. Un solo momento di tensione si registra quando uno studente di Azione Universitaria (lista di AN) interrompe la cerimonia srotolando lo striscione: “voi baroni preoccupati noi studenti disoccupati”».
«Diritto allo studio, niente occupazioni», Enrico Lenzi, Avvenire, 4.11.2008
«“No ai tagli indiscriminati” ma “no anche alle intollerabili ingiuste forme di protesta sfociate in occupazioni e sospensioni forzate della didattica in quanto lesive della libertà di tutti”. Per la prima volta il Consiglio Nazionale degli studenti Universitari (CNSU), di fatto il loro parlamentino, fa sentire la propria voce. Lo fa con una mozione approvata dai consiglieri del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (CLDS, di area cattolica) e delle liste di centrodestra. Hanno invece abbandonato l’aula prima del voto i consiglieri che fanno riferimento all’Unione degli Universitari (Udu), area di sinistra. Motivo del contrasto proprio la frase di condanna della manifestazioni che hanno leso il diritto di chi voleva studiare, ma “su molti punti del documento – racconta Stefano Pistillo, capogruppo del CLDS in consiglio – la discussione aveva portato ad una stesura unitaria del documento. […]”. Al di là della polemica, resta il documento che pone un forte accento di preoccupazione sui tagli “al fondo destinato al diritto allo studio con un taglio complessivo di 93 milioni nel prossimo triennio”».
«Imboccata la strada giusta», Stefano Verzillo, Il Giornale, 9.11.2008
«Esprimo soddisfazione per la decisione del governo di correggere i tagli al diritto allo studio. Il ministro Gelmini ha dato pubblicamente atto nella conferenza stampa di ieri di aver accolto le richieste del Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) al riguardo. È un segnale molto positivo che dimostra che il dialogo istituzionale, in una logica propositiva e costruttiva, può portare buoni frutti. Occorre continuare su questa strada».
Commento:
Sei di destra o di sinistra? Pare che prima di prendere posizione in università, occorra schierarsi, dire da che parte si sta: col governo o contro? Per i giornalisti che in questi giorni hanno popolato gli atenei italiani è necessaria innanzitutto un’etichetta con cui “liquidare” le diverse realtà studentesche. Per i quotidiani impegnati a sostenere la protesta, tutti i gruppi sono di sinistra, anche CL. Per gli altri, più rari, anche uno studente di destra o filogovernativo fa, da solo, notizia. A pochi interessa sapere come stanno le cose.
Ma in università ci sono studenti e docenti che non rientrano in questi schemi, persone e realtà che si muovono in modo originale, che al tempo stesso mettono in questione i tagli indiscriminati e denunciano la prepotenza, oltre che l’inutilità, di certe forme di protesta, che cercano di formulare proposte concrete di cambiamento che qualche volta vengono persino accolte (vedi la mozione del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari recepita nel decreto del 6 novembre).
L’università può essere il luogo non del “mordi e fuggi”, ma di una vita, che comprende lo studio e l’attenzione a quello che accade, i corsi e i rapporti con docenti e compagni, la condivisione delle fatiche e il giudizio politico. Nessun decreto o intervento legislativo, certamente necessario, anzi indispensabile, potrà sostituire la presenza di queste esperienze che caratterizzano, senza fare notizia, la quotidianità di molti atenei del nostro Paese. L’università riparte da qui.
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