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| RASSEGNINA In breve, dalla stampa dal 26 aprile al 3 maggio 2004 |
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Carlo Caffarra |
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| Commento | Siccome sono complicate la filosofia e la cultura contemporanee, Cacciari vorrebbe che fosse complicata anche la realtà. L’arcivescovo di Bologna, distinguendo la realtà dalle interpretazioni che ne vengono date, pone una domanda cruciale. Cosa vale affinare: la tolleranza verso tutte le interpretazioni; oppure la conoscenza della realtà, su cui le suddette interpretazioni si concentrano? La realtà - dice monsignor Caffarra, richiamando Il rischio educativo di don Giussani - è il suo significato, ossia il rapporto che esiste (che la ragione è votata, per natura, a conoscere) tra la persona e il significato di ciò che capita, che c’è. La conoscenza, di conseguenza l’educazione, a che varrebbero se non ci fosse tale rapporto, se non esistesse una meta fissa? È «lo smarrimento del senso della libertà, riducendola a puro arbitrio. Arbitrio significa: libertà che si esaurisce interamente nella scelta fra infinite possibilità aventi tutte lo stesso valore. Poiché l’essere è neutrale di fronte ad ogni impatto che la libertà ha con esso, una scelta vale l’altra». Di fronte all’assurdità nell’uso della ragione di tanti intellettuali, sempre di meno stimiamo tanta cultura odierna: che si compiace di filosofeggiare, più che di riflettere. Il richiamo di Caffarra alla verità non come concetto - pura idea, esistente nel solo pensiero -, ma chiarezza di come stanno le cose, è un richiamo molto opportuno di questi tempi: è un richiamo a non fare “politica” sulla verità. |